La provenienza mi dava una certa fiducia, in Korea si producono moltissime cose, anche delle più tecnologicamente sofisticate.
La prima prova è stata estetica: non sono verniciati, ma anodizzati. Si comincia bene.
La seconda prova è stata meccanica: la deformazione sotto sforzo. Superata molto bene, il filo è sufficientemente elastico e riprende la forma senza esitazione. Eccedendo si apre, ma non si rompe troppo presto. Visto che in commercio si trovano ami che si aprono come il filo di ferro questi hanno buone caratteristiche.
Dal basso della mia esperienza lo definirei un buon compromesso fra robustezza ed elasticità.
La terza prova è consistita nel tagli, lucidatura ed esame al microscopio. La persona che mi ha espresso il suo giudizio tecnico ha evidenziato grossolani agglomerati carboniosi, indice di una temperatura di fusione troppo elevata che ha fatto precipitare le parti più pesanti limitando l'omogeneità della lega e quindi le sue caratteristiche.
Ora, è bene specificare che il parere espresso da un accademico ha un valore tecnico ineccepibile, ma nel nostro caso non si parla di leghe per l'industria aerospaziale o impieghi in microchirurgia. Sono pur sempre ami da pesca e se sotto il profilo metallurgico non sono perfetti vanno bene uguali. Abbiamo da chiappare i pesci o mandarli nello spazio o ancora creare microstrutture mediche? Però i Varivas sono pressoché perfetti.
La quarta prova è stata essenzialmente estetico-funzionale. Dico subito che a mio parere non sono al top. Il filo è abbastanza sottile, ma il gap è troppo chiuso. Secondo i moderni dettami che privilegiano gambo corto e gap aperto qui siamo all'opposto: gambo lungo e piccolo gap.
Questo non è un difetto assoluto, ci sono imitazioni che necessitano di corpi lunghi e questi ami possono sopperire alla bisogna, anche in considerazione del fatto che ami extra shank 1,5 sono sempre più rari a trovarsi.
Personalmente non mi sento portato verso ami che hanno una ridotta capacità di pungere il pesce in una zona dura della bocca. Il gap ristretto porta la zona della ferrata in una parte superficiale, meno resistente. Questo di solito comporta la lacerazione dei tessuti e l'ovvia slamata, ma come si è deto, se si vogliono riprodurre certi insetti non c'è via di uscita.
La terza prova è stata il peso. Sono indubbiamente pesi. Come riferimento ho usato i Varivas 2100 e la differenza è evidente: la bilancia analitica dichiara un peso superiore del 20% rispetto all'amo di riferimento.
Questo da solo è un indice che mi scoraggia perché ultimamente costruisco solo no hackles, però è una mia fisima, chi costruisce col gallo, parachute o tradizionale non trova difficoltà.
Ecco gli ami, i primi sono per ninfa e sommersa, forse c'è un errore nei cartellini perché mi sembrano più sottili di quelli indicati come specifici per dry fly, però mi sono attenuto a quanto indicato. Il che non significa che a piacere si possano scambiare. I secondi hanno un gap leggermente più largo e sono indicati per le secche, visto che la presenza della testina in ottone o tung ne riduce la luce di apertura riconfermo l'impressione precedente.
Il paragone è con il Varivas 2100 sia nella misura #10. Nella seconda comparazione il Varivas è un #20 mentre l'amo da provare è un #18.
NINFE E SOMMERSE
DRY FLY
In conclusione. Sono ami che A ME, solo a me, non piacciono perché non mi piace fare 1.000 km per slamare un pesce, quidi manco ho provato ad abbozzarci una mosca o una ninfa. Però son ami buoni e se hanno una produzione costante (ricordarsi sempre degli Knapek ballerini) e un prezzo abbordabile why not?

















































